Sull’incredulità ovvero di arrampicate sugli specchi e altre virtù.

 

Ho letto con molto interesse la risposta del CdA del Centro Teatrale Bresciano apparsa su Il Corriere della Sera il 18 marzo 2021, firmato dalla Presidente Camilla Baresani, in risposta all’accorato appello della collega Giuseppina Turra sottoscritto da oltre 110 cittadini.
Come già mi era capitato di fronte alla risposta che il direttore Gian Mario Bandera aveva dato il 17 febbraio alla mia lettera aperta a uno stabile immobile del 16 febbraio, ho provato un senso di incredulità, se possibile, ancora più profondo.
Conforta sapere che CdA e il Direttore siano perfettamente allineati, preoccupa l’aleatorietà delle giustificazioni addotte.

Riporto le parole di Gian Mario Bandera: “comprendo perfettamente le difficoltà della situazione che, da un anno, conoscono tutti coloro che amano il teatro e di teatro vivono. Come potrebbe essere altrimenti? Non nuotiamo in acque diverse, ma condividiamo lo stesso smarrimento.”
E poi di seguito anche le parole di Camilla Baresani: “siamo consapevoli della complessità del momento e siamo vicini a chi è in difficoltà e ne comprendiamo l’angoscia, il senso di vuoto, il nervosismo.”
Consapevolezza, comprensione e vicinanza a coloro che sono in difficoltà, ma queste parole non corrispondono, sfortunatamente, ad alcun dato di realtà, a nessuna azione virtuosa e sfociano in un patetico e superficiale tentativo di diagnosi che relega i lavoratori dello spettacolo bresciani nella categoria di coloro che sono affetti da nervosismo.
Ebbene Signora Presidente, Signore Direttore, CdA del CTB tutto, mi piace rimandarvi la certezza dell’assoluta assenza di nervosismo. Il mio, il nostro, è puro sconcerto di fronte alla assoluta mancanza di cura e di desiderio di capire l’origine dei nostri appelli. Sconcerto e delusione di fronte al vostro ostinarvi a non dare risposte e a spostare la questione su altri punti poco pertinenti.

Dalla vostra risposta è evidente che non sapete a chi vi riferite. Il vostro dichiararvi a noi vicini è un eufemismo vista la nostra invisibilità ai vostri occhi. È evidente inoltre che non ci siete vicini nemmeno con il pensiero, nella sua accezione di discernimento della realtà, analisi di una serie di dati oggettivi, poiché gli altri TRIC, esempi ai quali voi fate appello cercando di comprovare le azioni che il CTB ha messo in campo nel periodo di crisi, quegli stessi TRIC che voi nominate, alcuni di quelli, hanno agito si, ma non come voi anzi, si sono comportati proprio diversamente, quindi mi piace, con calma, mettere nero su bianco, con lavoro certosino, a dimostrazione che ho ancora moltissima pazienza e amore da elargire, segnare di seguito alcuni esempi virtuosi messi in campo dai suddetti nell’anno di crisi appena trascorso:
Teatro Stabile di Catania: 30 nuovi piccoli progetti prodotti o co-prodotti, occupando più di 100 artisti di cui l’80% siciliani.
Teatro Stabile di Bolzano: 16 spettacoli “tascabili” prodotti esclusivamente con artisti del territorio.
Il già citato Teatro Nazionale di Torino: progetto ARGO, 63 artisti del territorio retribuiti per due mesi per immaginare il futuro del teatro.
Fondazione Emilia Romagna Teatro Nazionale: sostegno alla produzione di artisti del territorio, 6 progetti x 12.000 euro cadauno + 6 progetti x 8.000 euro cadauno.
Teatro Nazionale di Napoli: BANDO PUBBLICO alla produzione per 3 progetti di 30.000 euro cadauno! per compagnie under 40 del territorio.
Teatro Nazionale di Roma: progetto Fondamenta, 7 percorsi di 3 giorni di formazione retribuita per un massimo di 105 artisti coinvolti, certo non molto per Roma, ma è un punto di partenza. Oltre alla gestione di un progetto chiamato Metamorfosi Cabaret che ha svelato un’attitudine completamente diversa della narrazione della crisi dentro e fuori lo Stabile.
Fuori.
Tutte queste realtà si sono poste semplicemente, una domanda molto importante: “che cosa succede fuori?”
A me sembra che tutti questi progetti siano un modo concreto, più o meno corposo, per tentare di rispondere a questa domanda, di essere vicino a chi è in difficoltà, mentre le vostre parole caro Signor Direttore e cara Signora Presidente, oltre a non rispondere ai nostri quesiti, spostano i piani prendendo fischi per fiaschi con il risultato di offendere profondamente la nostra dignità, permettendovi di nascondervi, al contempo, dietro ai presupposti istituzionali.

I TRIC e i Teatri Nazionali sopraccitati non hanno tradito i loro presupposti istituzionali. Tali strutture hanno agito in modo virtuoso secondo un dovere morale e una responsabilità civile precisa nei confronti di coloro che sono in difficoltà. Dovere morale e responsabilità civile, non presupposti istituzionali, mentre voi scrivete e parlate, passando sopra alle parole, in parte dimenticandole, sicuramente travisandole, così come avete travisato il concetto di territorialità presente sia nella mia lettera che in quella di Giuseppina Turra.

Mi piace rimarcare che nessuno di noi ha mai scritto o detto che il termine “bresciano” all’interno dell’acronimo CTB debba significare circoscrivere l’azione lavorativa all’ambito territoriale, ma ci si riferiva alla necessità di dare attenzione al territorio, di presa in carico anche dello stesso nella convinzione che “essere” Presidio culturale del territorio significhi anche far crescere la qualità del territorio affinché si possa anelare, un domani, a quel concetto identitario che sentiamo mancante.

Far questo non significa rinnegare l’azione nazionale dello Stabile, non significa disconoscere la portata e l’ampio respiro dovuto alle importanti collaborazioni con artisti di caratura nazionale e scambi con altre strutture.

Tornando ai TRIC e ai Teatri Nazionali virtuosi di cui sopra, il fatto di avere messo in campo anche azioni di supporto per il territorio non ha assolutamente snaturato la loro vocazione di Teatri nazionali, mentre il CTB al nostro accorato appello, risponde, quasi fosse una scusante sufficiente al nostro essere invisibili, con la lista delle proficue collaborazioni con alcune realtà del territorio qualificate.
Bene, per fortuna qualcosa c’è e nessuno qui l’ha mai negato, ma voi, pare, leggiate solo ciò che volete leggere e, se proprio vogliamo addentrarci lì dove voi vi state nascondendo, allora chiedo: in questo periodo di difficoltà, avete supportato queste realtà con le quali collaborate proficuamente? Una risposta affermativa in tasca avrebbe dato ancora più valore alle vostre parole.
Vi avrei comunque fatto notare che quelle realtà con le quali collaborate non corrispondono ai singoli artisti, operai del teatro, che non sono stati tutelati da nessun fondo extra FUS e che da più di un anno sono senza lavoro, mentre medie e grandi strutture, come il CTB, hanno continuato a ricevere i fondi previsti, passando indenni attraverso l’emergenza sanitaria.
E qui mi piace sottolineare che purtroppo il meccanismo degli ammortizzatori sociali per le lavoratrici e i lavoratori dello spettacolo non ha funzionato tanto bene come quello dei contributi ministeriali per gli Stabili, i TRIC e i Teatri Nazionali, che hanno continuato a essere erogati malgrado la pandemia.

Tali fondi il CTB li ha ricevuti e anche spesi e così giustamente deve essere, i fondi ricevuti devono essere impiegati in maestranze, in artisti, in organizzatori, in figure tecniche e amministrative e via discorrendo. Ma in relazione alla questione, che avete riportato come esemplare, di aver dato lavoro a più di 80 tra artisti e tecnici bresciani, la vostra asserzione è tutta da contestualizzare e mi piacerebbe molto che intorno a questo piccolo particolare ci fosse la giusta trasparenza che svelasse ai più come funziona il lavoro di un attore-attrice e quanto valore economico ha il suo coinvolgimento.

E che dire del fatto che avete contribuito a lanciare sul panorama nazionale e internazionale talenti della nostra comunità tra cui drammaturghi, attori, attrici e registi andrebbe confutato e chi meglio di voi potrebbe farlo? Riconosco che il CTB forse abbia contribuito a lanciarli, di sicuro non ha contribuito a farli nascere e a farli crescere. A questo ci hanno dovuto pensare da sé. “È solo a loro che spettava”, immagino sia la vostra reazione, in linea con l’idea di Stabile che, appunto, stiamo dibattendo.

Per concludere tornerei ancora sulla vostra comprensione delle difficoltà causate da questa emergenza.
La crisi ha tolto possibilità e risorse alle realtà del territorio e quindi anche agli artisti con esse impegnati. Quindi per voi i singoli artisti esistono solo in relazione alle realtà con cui collaborano, il Ctb non è una realtà con la quale sperare di lavorare, insomma.

Il Ctb non può sostituirsi al loro lavoro e alla loro presenza. Giusto, la responsabilità civile e il dovere morale, ancor più in questo periodo difficile, sono comunque delegati per non dire scaricati al territorio.
Il Ctb può semmai continuare, proprio come ha fatto in questi anni, a valorizzarle offrendo spazi e percorsi condivisi di progettazione culturale. Peccato che questi percorsi condivisi, per come sono stati gestiti in questi anni, non siano accessibili per i singoli artisti (ma qui diciamo anche per le piccole realtà), perché non costruiti su base orizzontale o democratica o inclusiva. Da quanto il Ctb non propone un progetto a bando pubblico? Una chiamata al territorio? Ma il tutto è spiegabile con il fatto che offrire spazi e percorsi di progettazione culturale significa letteralmente ciò che è: vi diamo uno spazio dove progettare, non i mezzi per realizzare ciò che si è progettato.

Ad ogni modo, questa progettazione culturale condivisa, come la chiamate voi, è sconnessa dal concetto di identità sul quale poggia il prestigio di Brescia in Italia. Prestigio che si raggiunge con proposte culturali progettate con Altri, mai non con il territorio, con il quale però, ovviamente continuate a collaborare, senza però limitarne o esaurirne la missione. Perché la missione delle realtà del territorio non ha nulla a che vedere con l’identità e con il prestigio cui vi riferite.

Ecco qui, siamo ritornati punto e a capo. Trovo sia incredibile come siate riusciti in così poche righe a sintetizzare tutto ciò su cui stiamo dibattendo da settimane e con un colpo di spugna, togliere ogni dubbio e ogni spazio di dialogo. Un condensato di pensiero talmente chiaro che sa di dogma. Un regolamento (di conti) tra il Ctb e il territorio:

Regola 1. Il Ctb non è una realtà con la quale sperare di lavorare.
Regola 2. Il Ctb è estraneo alla responsabilità civile e al dovere morale nei confronti del territorio.
Regola 3. Territorio non significa Identità. L’identità è prestigio. II territorio no. Quindi.
Regola 4. Il Ctb è il garante del prestigio culturale di Brescia nel mondo.
Regola 5. Anche il marmo di Botticino è proprietà del Ctb. Solido, inamovibile, di sicuro inattaccabile.
Regola 6. E’ severamente vietato contraddire il Ctb, è consentito però continuare a progettare negli spazi condivisi magnanimamente concessi purché si tenga la voce bassa.

A monito e imperitura memoria.